STILE - retrò sì / retrò no

Attualmente il termine “retro design” viene usato per l’auto che ripropone in chiave moderna l’impostazione estetica generale di un modello concreto del passato. I protagonisti di questo tipo in Europa sono la Volkswagen Beetle, la Mini e la Fiat 500, negli Stati Uniti invece le attuali Ford Mustang, Dodge Challenger e Chevrolet Camaro, nonché la Ford Thunderbird del 2002 (ormai fuori produzione). Il genere è un argomento che divide i professionisti del design. Alcuni ritengono che questi prodotti rappresentano una complicazione per l’industria automobilistica: le riedizioni di macchine economiche del passato non hanno niente a che fare con l’austera spartanità dell'originaria e quindi sono posizionate diversamente rispetto ai loro predecessori; costano troppo e non sono altro che una forzatura stilistica per cui soffrono di scarsa abitabilità e sono poco aerodinamiche. In più, essendo legate a modelli concreti risultano difficili da gestire stilisticamente con il passare del tempo ponendo vincoli pesanti alle idee nuove.

Il mio personale punto di vista vede nella riproposizione di modelli storici non un tornare indietro o andare contro il progresso. Penso che queste ricerche aprano fuochi prospettici interessanti: le automobili retrò non sono copie delle loro antenate o esempi di restauro, ma rivisitazioni studiate accuratamente e fortemente radicate nello stile contemporaneo. Interpretazioni ottenute attraverso un processo ideativo simile a qualsiasi nuovo modello. Oggetti ipotizzati per il futuro che “raccontano” ricordi del passato.

I critici che parlano di “epidemia” dimenticano che nella produzione totale annua dell’intera industria automobilistica le proposte “retrò” rimangono sotto i 2%. Un’automobile qualsiasi rimane mediamente per 6-7 anni sul mercato con almeno un intervento stilistico importante a metà carriera. La VW New Beetle è stata prodotta per quasi 15 anni con un leggero aggiornamento stilistico avvenuto nel 2005. La Fiat 500 ha subito il primo intervento di restyling nell' ottavo anno del suo ciclo di vita, quasi a voler dire che i modelli retrò essendo già invecchiati o morti in una vita precedente risultano più resistenti al tempo.

Osservando il fenomeno dal punto di vista del progettista scopriamo che il “retrò” neanche esiste. I creatori di qualsiasi vettura nuova cercano di creare da sempre legami di continuità stilistica con il resto della produzione dello stesso brand riciclando, riproponendo e rivisitando stilemi di modelli precedenti. L’esempio che illustra perfettamente questa logica è quello della Porsche 911 che nell’arco di 50 anni con una evoluzione quasi impercettibile – pur cambiando continuamente – è rimasta sempre uguale. Paragonando la prima serie con la 911 di oggi, quest’ultima non è altro che un modello “retrò” che ripropone in chiave moderna la 911 del 1963. È tutta solo una questione di continuità che nel caso della Porsche 911 è sempre rimasta inalterata mentre per Mini, 500, Beetle e altre è stata interrotta e ripresa dopo lunghi decenni.